Solo musi lunghi e ordini urlati ad alta voce alla top of the rock, sarà perchè il padrone della baracca è uno dei tre potenti della terra?
Ammerigan Dad sempre più fans araundeuorld e si capisce sempre meglio il perhè.
Domani ultimo giorno di orgasmi multipli ammerigani, il nostro è stato un viaggio meraviglioso…
NYDAY8
Scrivere per più di un’ora il racconto di oggi e arrivare alla fine soddisfatto ma con gli occhi che si chiudono non ha prezzo, provare a copiarlo per pubblicato e per sbaglio cancellarlo, fa sbroccare letteralmente!!!!!!!! Accontentatevi del bignami, il giro di 12 ore filate di oggi mi ha messo a dura prova.Siamo usciti presto per andare a vedere finalmente il primo museo del viaggio, il MOMA.Scendiamo dalla metro a Grand Central Starion, mastodontica e ancora affascinante con quel suo stile retro’. Compie adesso 100 anni, portati benissimo, come nei film che l’hanno vista protagonista, (come si può dimenticare la,scena degli intoccabili).Una cosa veloce, 15 min e qualche foto anche ai Marines presenti per rafforzare la vigilanza in seguito all’attentato di Boston, poi via per la 42esima e la quinta. Strade pazzesche, con i classici tombini fumanti e i grattacieli immensi dalle mille luci e finestre che si riflettono l’una l’altra. Arrivati la prima sorpresa. Il museo e’ chiuso al pubblico, forse e’ destino che non riesca a vederlo mai. Cambiamo programma al volo e decidiamo di incamminarci quando ci ferma un ragazzo. Dice di chiamarsi Armani (Arman) ha 22 anni e manco a dirlo e’ armeno, è a NY per studiare, intanto lavora proponendo ai turisti gli affitti di biciclette per visitare Central Park o li accompagna in risciò direttamente lui. Noi scegliamo la seconda per mantenere le forze. La contrattazione parte da 135 dollari per un’ora, poi scende a 95 poi a 90 per 80 min. Accettiamo ma solo dopo aver pranzato a base di insalata e non prima di esserci fatti tutti e tre i Delu la foto davanti al caffè FIKA, un CULT prima ancora di essere pubblicata. Chico dopo mezzo litro di vino e’ ancor più carico del solito ma per lo meno stavolta con un urlo impedisce ad Arman di prendere in pieno un taxi dopo solo 10 pedalate. Ci mancava solo quello.Il parco e’ sempre uno spettacolo, e in fiore come adesso lo è ancor di più. Abbiamo fatto un casino memorabile, la nostra guida era spompato dal ridere dopo neanche tre minuti, ma in modo molto carino e’ stato nostro complice anche con i turisti che incrociavamo. ha rischiato di essere palpato e limonato dal fratellone ma alla fine ha retto anche se ogni tanto mi chiedeva di dirgli se poteva fare meno casino perché aveva paura di essere fermato dalla polizia. Il laghetto, e stroberry Field le tappe e il giro termina davanti al Dakota building il palazzo dove viveva e dove venne ucciso John Lennon da uno squilibrato geloso della sua popolarità. Taxi al volo e via al Guggenheim, splendido museo progettato da Frank Lloyd Wrigth ( lui ne sapeva a pacchi ). Finalmente abbiamo la,possibilità di capire se il pass no panic funziona veramente. Alla cassa senza nemmeno tentennare ne controllano solo uno e ci fanno passare in tre, saltando anche la fila alle casse. TOP!Il giro non è male ma la stanchezza e’ tanta, ormai il poco dormire e le grandi camminate ci hanno sfinito anche se vale la pena tirare un altro pochino.non ci sono grosse esposizioni così un giretto volante e una fermata al bar interno dove Chico fa il suo ennesimo show, e chiude chiedendo a una ragazza se visto che chiudevano avevano del cibo da farci che avrebbero buttato via. Senza fiatare la ragazza va al bancone e torna con 4 contenitori e otto panini ahahahahahah abbiamo sbafato sia l’ingresso che era 22 dollari a testa che la cena 30 dollari, per un totale di 96, giusto quelli dati ad Arman compreso di mancia. Tutto torna no? Usciamo per mangiare e conosciamo il ragazzo russo che ha un piccolo carretto pieno di sue foto di new York in vendita per i turisti, proprio davanti all’ingresso del museo. Vive ad Harlem con moglie e 3 figli, ci parla di lui e del suo lavoro, e del fatto che per il suo business non ha dovuto far altro che chiedere un permesso, tutto qui, mentre in Russia avrebbe avuto a che fare con tasse, e mafie varie…….ricorda qualcosa? Ci scatta quattro polaroid, ma decidere di vendercene solo due, le altre le vuole per se. Lo capisco bene, TEO versione dj avrebbe conquistato chiunque. Siamo a pezzi tutti e tre, anche Chico fa impressione vederlo senza voce e senza idee per rompere i coglioni. abbiamo pero’ un’ultima missione da compiere. Ci aspetta il tetto del TOP OF THE ROCK per far provare a teo le ebbrezza della vista di NY dall’alto e al tramonto. Per strada ci fermiamo in una stazione di pompieri in assetto per qualche chiacchiera con mr Bennerti di origini Calabresi ( anche se non sa neanche lui il suo paese di origine come si chiama). Parliamo della situazione economica, dell’italia (che lui conosce solo per venezia in festa) ci dice ammirato che gli sembra tutto bello e felice come paese…..visto le sue idee confuse e la sua disponibilita’ decidiamo di salutarlo lasciandolo nella sua ignoranza ( nel senso che ignora :))Arriviamo finalmente al grattacielo e ritestiamo il pass che stavolta non funziona cosi sborsiamo i 27 dollari a cranio e saliamo sul roof. la giornata non sara’ la migliore, e’ anche freddo, ma la vista e’ mozzafiato nonostante si debba sgomitare per farsi spaIo tra i turisti assatanati. turisticissima come cosa, ma impossibile da evitare. altri due spettacolini nelle varie zone del grattacielo, cosi giusto per farci nemici addetti e guardiani, poi fuoric per prendere la metropolitana e diritti a casa con giusto le forze per un te con biscotti per sistemare una parte di foto di oggi ( a lavoro quasi finito Chico si è addormentato con il computer sulle gambe) e per tirare due sfromboloni per dover riscrivere questo testo.Ormai rimangono solo due giorni, non pochi ma la testa ogni tanto va già a cercare le cose da fare una volta rientrati……il classico segnale che la vacanza volge al termine. Per lo meno oggi nessuno ha trovato modo di discutere.Mai come oggi ho avuto la sensazione che qui ci tornerò sicuro presto, un posto unico!Notte. ( scusate per gli errori, ma la seconda volta che scrivi qualcosa praticamente già dormendo non può essere un capolavoro sicuro). (Nicola De Luigi)
April 15, 2013 – 11:57 pm
Mio fratello che regala a me e al nostro ammerigan Dad il ritratto icona di John Lennon non ha prezzo.
Per chiudere la giornata la comunità italoammerigana ci sconsiglia di emigrare nella grande mela, il che è tutto un dire…
E dopo lo studio, just by chance come direbbe un non credente, scoviamo pure l’attico del Terry.
Il mondo è così piccolo che quasi mi sento soffocare…
NYDAY7 La sveglia sarà anche ad orario normale, ma il problema e’ che ormai si dorme di media non più di 4/5 ore per notte dopo giornate intere passate a camminare al freddo, ma se non ora quando? Dopo la solita colazione al nostro solito barettino, scappiamo all’appuntamento con Caroline, l’amica di Chico che oggi ci farà da contatto per incontrare Bob Gruen, il fotografo storico della scena musicale americana, conosciuto per la foto di John Lennon con la maglietta di New York city, ma che ha fotografato, dai Ramones, ai Clash, Rolling Stones, Springsteen, Iggy Pop ecc. Lo andremo a trovare a casa sua, nel distretto di meatpacking, quartiere rinnovato e al momento in voga. Il palazzo dove vive e’ abitato solamente da artisti e ognuno di loro paga l’affitro in proporzione a quello che guadagna (cosa molto particolare per questa città). Anticamente era anche attraversato da una linea di metropolitana che ci passava letteralmente dentro. Tra gli inquilini famosi ci fu anche Diane Arbus di cui la leggenda narra che prima di suicidarsi in casa piazzò anche la macchina fotografica sul cavalletto per farsi l’ultimo autoscatto. Bob ci accoglie nella sua casa/studio/camera oscura lasciandoci liberi di muoverci e di scattare foto, Chico comincia a fargli delle domande sulla sua vita e papi riprende tutto, io scatto, ma sgrano gli occhi davanti ai dettagli stipati sui mobili e alle cassettiere che sono come forzieri visto che contengono negativi di una vita e cantanti o BAND che hanno fatto la storia. FAKE Chico scherza con lui, (secondo me leggermente sulla difensiva quasi intimorito dalla sua energia) il tutto dura non credo più di 15 min ma che mi ricorderò credo per sempre. Ricorderò l’incontro anche perché avrò sempre appesa in camera la foto famosa di Lennon autografata che ho regalato anche a papi e Chico. Salutato Bob e ringraziato Caroline ci mettiamo in marcia. Rendiamo felici una dozzina di argentini che si fanno fare qualche foto da chico ignari che personaggio sia, hanno rischiato palpate di tette o strizzate di maroni dopo neanche tre minuti di circo, e hanno finito per ricambiare lo show pagando un dollaro e diversi pesos salutandoci con un sorriso a 100 denti. (ridevano tutti tranne il bambino che dormiva nel passeggino e che si e’ svegliato totally rincoglionited per il bordello). Per pranzo optiamo per un Diner, ( uno di quei locali arredati stile Happy Days), magari un po’ datato ma sempre con il suo fascino. Qui dalla tv ci accorgiamo dell’attentato alla maratona di Boston. Non ci sono segnali di agitazione tra gli americani che guardano il notiziario e anche in citta’ tutto sembra sereno. Dopo poco di nuovo in giro ci siamo messi a passeggiare per il distretto. Troviamo il negozio della Kills famoso per i prodotti per il corpo e i profumi, i commessi divertiti come sempre dalle gag di Chico e gentilissimi ci hanno lasciato giocare con il box all’interno del negozio con cui ci si poteva fare le foto, e per una volta i FAKE TERRY sono diventati tre, ci siamo ammazzati dal ridere……vedere il Teo stare al gioco e’ impagabile. Successivamente attraversiamo la High Line, una vecchia linea della metropolitana chiusa e trasformata in area turistica, incrociando un rapperdancerfashionvictims dall’aria aggressiva e abbigliamento imbarazzante, (catenona metallica, anellone a forma di ponte di Brooklyn e Tshirt rosa), un ragazzo sardo che scatta gratis ritratti a tutti in bianco e nero, e soprattutto grazie alla sua dritta troviamo casa di Terry Richardson. Scatta una mezz’oretta di appostamento sotto casa sua sperando che la macchina sotto aspetti lui con i motori accesi, ma niente, al momento di incontrarsi sti due non se ne parla. Con qualche sacchetto in più, siamo andati a prendere un taxy dove scoppia il bordello tra i Delu più datati, si sa, gallina vecchia fa buon brodo e quando sbroccano i De Luigi danno sempre il meglio. Chissà cosa pensano i taxisti quando ci sentono incazzati e urlanti? Giusto un’ora di pausa a casa e poi di nuovo in macchina per andare a cena a casa di Freddy un direttore di fotografia, di origine siculo/danese e sua moglie etiope, in compagnia anche del Teach (Nicola per gli amici) gaffer per il cinema e documentari, amici di Chico. Loro abitano Brooklyn e per arrivare li, attraversiamo il ponte al tramonto (Uno spettacolo di rosso e lamiera incredibile) , e il quartiere ebreo ortodosso di Bedford Stuyvesan, un flash pazzesco, sembrava di essere in un film. Gli uomini tutti con i boccoli a fianco delle orecchie e bambini, e donne comprese tutti vestiti di nero. Peccato solo essere in ritardo e non potersi fermare per scattare qualche fotina. Bella serata, in un appartamento accogliente ricavato in una casa popolare, si parla dell’Italia dei suoi problemi e di come e dove poter cambiare aria, (darnov!) sarà davvero arrivato il momento? In fondo anche il taxista di oggi alla domanda sul suo desiderio da esprimere ha detto che per lui chiederebbe la salute, mica i soldi……con quella non te la compri di sicuro. Vorrà pur dire qualcosa se poi sia un secondo taxi driver e Fred e sua moglie vorrebbero tornare in Ghana il primo e ti sconsiglino gli usa i secondi, nonostante ora lavorino tanto e guadagnino decentemente, ma che stringi stringi non sono sicuri di poter salire sul tetto e urlare” ne è valsa veramente la pena” come Verdone.
Staccare mi ha fatto sicuramente bene, ormai addormentarmi e’ semplicissimo e svegliarmi difficilissimo, vorrà pur dire qualcosa no? Stanco nei piedi ma rilassato nella mente, così mi sento, per cui dopo la sveglia dettata dal solito Chico che ci fotografa mentre dormiamo ci prepariamo per la mattinata. Subito dopo aver fatto colazione prendendo cose al volo in una grocery, ci infiliamo nella sub way per andare ad HARLEM. È domenica e sono solo le 9, quasi tutto ha le serrande abbassate ancora, ma da subito comunque si percepisce che ha un aspetto e un’aria diversa da Manhattan. I visi hanno un’aria molto più tirata e gli abbigliamenti sono molto più ” neri ” del solito. Cerchiamo di capire in quale chiesa poter vedere una messa gospel, senza trovarmi nella bolgia turistica organizzata perfettamente per chi viene da fuori. Già nella metropolitana abbiamo incrociato italiani e francesi che avevano indirizzi consigliati dalla guida. Chiediamo a una coppia per strada, l’uomo dal cappellino con scritto MAN OF GOD, chi meglio di lui puo’ aiutarci?stracarino ci suggerisce due posti apparentemente validi. Prendiamo la street dove si trova l’Apollo theatre, il tempio di James Brown, li vicino tutti i negozi hanno le serrande metalliche o i vetri dipinti di graffiti fatti dalla stessa persona. FRANCO THE GREAT, e’ un signore ormai attempato ma arzillo che si e’ inventato uno strano buisness, dipingendo praticamente tutti i negozi della via del famoso teatro, e vivendo nel quartiere GOSPEL per eccellenza, sa bene che il sabato e la domenica il flusso di turisti e’ notevole, e ha capito che era il caso di monetizzare, per cui ha disegnato una linea di cappellini, magliette e qualche gadget, ha firmato tutto, e d’accordo con i vari autisti dei pullman si fa scaricare per una mezz’ora le persone che puntualmente gli comprano qualcosa e si dannano per farsi fare una foto con lui, ma probabilmente senza neanche sapere chi sia.A volte basta poco, e in fondo da sempre anche gli italiani di queste idee ne hanno avute a pacchi. Visto il largo anticipo rispetto all’inizio delle cerimonie, ci facciamo il solito giro per strada. Incontriamo l’angolo dove purtroppo solo il sabato un gruppo di ragazzi ballano l’harlem shake e non potendo resistere ci siamo fatti fotografare tutti e tre all’opera con la gente che rideva dalla strada e da dentro le macchine. Stanchi morti per i 30 secondi di performance, ci infiliamo allo starbucks, dove la big mama ( qui devo dire che big lo sono un po’ tutti ) ci da altre dritte per il gospel, un balletto anche con lei, e ancora a zonzo. Troviamo la nostra chiesetta ma ormai i posti a sedere sono esauriti, e ripieghiamo su una church piccolina sulla MALCOME X, carina, ricorda un po’ quella del film”the blues brothers”, ma guardandoci bene in giro, ci accorgiamo che qualcosa non è proprio come speravamo. Il coro non è presente ma ci sono solo due cantanti di cui una anche con delle corde vocali discutibili, la percentuale dei turisti sembra essere almeno tra il 70 e l’80 per cento, a parte tre anziane molto coreografiche (probabilmente pagate dall’azienda di soggiorno) sono tutti arrivati li per la prima volta come noi. Il peggio però è che la funzione si svolge come per il karaoke con due monitor che dominano l’altare e dove le persone leggono il GOBBO e dove viene proiettato il benvenuto ai turisti intervenuti. Per non rischiare di perdere anche qualcuno dei pochi intervenuti, passano subito a raccogliere le offerte e dopo un brano cantato da ben sette fratelli, ( intercalare del posto, forse non sono manco amici tra loro) decidiamo per la fuga.Alla chiesa mastodontica a fianco la musica non cambia, tutto fintino direi, per cui ci infiliamo in un piccolo ristorante carino, ma dove i camerieri senza un vero nesso con l’arredo del locale si presentano con una divisina psicadelico/allucinogena. Pranzo decente e via a prendere la metropolitana per andare a Coney Island. Il viaggio e’ lungo, ma le gambe stanche per cui va bene così. Mi aspettavo qualcosa di più anche da questo posto, ma probabilmente perché ancora nonostante il sole,fa ancora freschino, e perché i racconti che avevo, mi parlavano di un posto favoloso, e si sa che le aspettative ti fottono sempre. L’area su cui si estende il luna Park sul mare e’ vastissima, di gente c’è n’è ma non una infinita, e ti sembra di essere catapultato indietro nel tempo, tra le montagne russe in legno vecchie di 100 anni ( e sono serio sia sul materiale sia sugli anni) e parte delle attrazioni dove puoi misuranti in precisione o forza. In uno di questi parte la SFIDA tra me e Chico, sulla gara del tiro da 3 punti a basket, non si è partiti proprio subito subito, ma con papi che filmava tutto si è consumata. Diciamo che abbiamo fatto cagare tutti e due, diciamo così, così tanto che poco più in la abbiamo fatto la rivincita, in un banco sempre dove si doveva far canestro. Risultato identico!!!!!! Non tanto per il vincitore ma per la scarsità delle prestazioni. Per fortuna che almeno chi ha perso ha riconosciuto senza polemizzare la superiorità dell’altro. Sudato fradicio (cit) abbiamo ripreso a fotografare persone scorci e le grafiche delle insegne e delle giostre, che qua sono sempre spettacolari. Ci uniamo a un gruppo di ragazzi che stava aspettando di girare un video rap, e dopo qualche foto insieme a loro ammirati dalla somiglianza di Chico con Terry Richardson, ci mettiamo a sedere da Nathan, famoso per gli hot dog, gustandoci il tramonto sull’oceano.Rientrando in metropolitana ci fermiamo a parlare con una ragazza di 36 anni di origine rumena che lavora come poliziotta all’interno dell’area della,linea F. Parliamo almeno 45 min, di molti temi, dalle ferree regole statunitensi per mantenere l’ordine, del suo paese, di politica, di sogni volontà e desideri, lei parla un nell’inglese senza slang, e ha un viso semplice, sta dentro alla discussione fermandosi solo per aiutare le persone in difficoltà o per bloccare chi fa il furbo ai tornelli,sta li, con piacere, risponde a tutto senza quel l’atteggiamento spesso autoritario che si incontra in chi porta una divisa. Si Sembra stupire anche lei di come funziona, ma da persona dentro al meccanismo americano lo condivide per mantenere tutto sotto controllo. Nel tragitto del ritorno, si ride si scherza e si alza la voce, ormai chi è’ seduto vicino a noi si gode le gag urlanti così tanto da arrivare a sbattere i piedi per terra e ridere con i lacrimoni agli occhi, e quasi gli dispiace scendere. Ma si sa’ ” IL TEATRO E’ IL TEATRO”….(cit). A cena ancora una volta si opta per il thai, e per alzare i toni. Di domande da farci e denti da toglierci ne abbiamo sempre avuti, ma spero sempre meno ci saranno.
April 13, 2013 – 11:45 pm
Slow Rewind Brucliniano top.
NYDAY5
Se Chico non se la finisce di essere così sovreccitato probabilmente ci lasceremo le penne entro mercoledì per carenza di riposo. Ci siamo svegliati alle 9 di mattino dopo meno di 4 ore di sonno. È soprattutto potrò svegliami con lui che mi flasha in faccia mentre dormo?!?! Il nostro bar di fiducia comincia a dare i primi segnali di sfinimento al teatrino che mettiamo in piedi tutti i giorni ma finché non ci chiudono fuori continueremo a sfinirli volentieri anche perché ogni volta dalle sue enormi vetrine ad angolo abbiamo una visuale ottima per scattare alle persone che passano di fretta li davanti. Il programma di oggi prevede una fermata a Brooklyn Dumbo, alla palestra Gleason’ Gim, la palestra dove hanno girato ” The million dollar baby”. Uno spettacolo. Pareti scrostate color rosso fuoco, e ring di tutti i tipi, dal classico da pugilato, a quello per il wrestling, a quello per l’UFC. Uomini, donne e anche bambini con la faccia da adulto come Jarrell che avrà avuto al massimo 7 anni ma che già sognava di diventare campione del mondo e si allenava con loro sotto gli occhi attenti della mamma. C’era FIRE, la campionessa di colore con un viso da modella che aveva appena combattuto per una ventina di presenti, ha posato per noi davanti alle pareti tappezzate di locandine delle riunioni storiche e delle figurine di tutti i pugili passati da li. C’erano professionisti e persone normali che si allenavano insieme in quell’ambiente fatiscente il giusto,con quel tipico odore di stantio che trovi solo in certi ambienti sportivi.C’era Johnny Rodz uno dei pionieri del wrestling, un hall of famer che ci riceve nel suo ufficio mostrandoci fiero il suo anello che lo certifica tra i grandi, e il suo action figur. Ci racconta tutto di se, posa con Teo e gli fa provare l’emozione di indossare la cintura da campione del mondo. Chissà quante migliaia di volte ha raccontato la sua vita a sconosciuti, ma il cuore ancora ce lo mette posso assicurarlo. C’era papi che si è sciolto davanti alla t-Shirt col marchio della palestra che gli abbiamo regalato.Ancora con la luccicanza negli occhi per la scoperta fantastica fatta, ci incamminiamo verso la zona sottostante al ponte di Brooklyn. Lo scorcio sarà anche turistico, ma sicuramente è’ mozzafiato, ti sembra di vedere le locations usate per mille film, per c’era una volta in America primo tra tutti. (poi spiegatemi come cazzo hanno fatto a incorniciare perfettamente l’Empire in una delle arcate del ponte).lI mattoni rossi delle vecchie fabbriche intorno al ponte e le grafiche ancora presenti sui muri dei palazzi sanno di America vera. A pranzo andiamo all’ALMAR, dove ci spariamo una favolosa insalata di tonno e ci facciamo delle sane chiacchiere perché noi non siamo in vacanza sia ben chiaro!!!!Da li si parte per cercare casa di Caroline, amica di Chico che vive a NY, cantante originale di helsinki che ha messo su famiglia con Kyle e il figlio Ian. Per arrivare da loro ci facciamo a piedi tutta la Henry Street, lunghina direi oggi quello che accusa sono io, ma ho imparato subito che se ti fermi puoi solo perderti qualcosa di buono. Il quartiere e’ fighetto si ma pieno di localini e case a schiera curatissime, micro giardini con statue rigorosamente della madonna, negozi pochi ma in uno che vende vintage italiano conosciamo un fotografo Mexico-franco-irlandese- polacco-italiano con unghiacce lunghe e cappello da cow boy specializzato nel fotografare la lucentezza! (Boh) incontriamo uno scrittore americano che produce per la televisione che ci rimette nella strada giusta e accompagnandoci ci da dritte su dove cenare e cosa vedere, un bel personaggio, di una gentilezza rara, lo incontriamo mentre va a prendere la pizza in uno strano posto, dove non si riesce a mangiare al tavolo perché se provi a prenotare puoi morire di fame. Passando li davanti alla pizzeria ancora chiuso ci saranno state almeno 10 persone che aspettavano già li in fila. Cazzo ma è una pizza!!!! Si potrà?poi finalmente devastati dalla camminata arriviamo. Non stiamo tanto, il tempo di fare qualche migliaio di scatti al bambino, di guardare un libro di un fotografo che conosceremo prossimamente, e di trasformare in un amen la loro bellissima casa in una camera a gas visto che ci hanno fatto togliere le scarpe. Prima di rientrare,a cena al Calexico, ristorante messicano. Altra scelta azzeccatisima. Tacos, burrito,quesadilla e ovviamente cervezas. Oltre al viaggio negli usa, stiamo facendo uno splendido viaggio culinario, sfatando anche il luogo comune che qui si mangia malissimo. Sin’ora oltre che in posti belli abbiamo mangiato da Dio. La stanchezza si fa sentire e domani ci si sveglia presto. Rientriamo a casa in taxi che son solo le otto. Domani si parte con Harlem.Pazzesca la gente che si conosce per strada, anche grazie al sempre più leggero sovreccitamento di Chico che non si lascia scappare una occasione per le sue gag NOPANIC, ma ancor più incredibile e’ il fatto che non ci è ancora capitato di chiedere a qualcuno che lavoro faccia e sia un semplice impiegato o operaio. Fino ad ora abbiamo beccato, scrittori, attori, fotografi, scenografi, ecc persone da nulla insomma, la grande mela e’ grande anche per questo. Grazie a tutti, e a domani, grazie perché sembra che ogni cosa si muova con noi, per far si che tutto sia al posto giusto. Grazie alla tipa del messicano che ha nascosto con noi il cappello di papi che ogni volta proviamo a fargli sparire. lo faremo impazzire se andiamo avanti così, e grazie ai due tassisti che abbiamo avuto oggi, il primo cinese, il secondo libanese che alla domanda ”se tu potessi esprimere un desiderio, cosa chiederesti” hanno detto il primo la salute, il secondo l’educazione…..
April 12, 2013 – 11:19 pm
Dai Bill, lassa andè…lo sai benissimo che la vera Harlem is giast araund de corner!
Buon non compleanno bro!
Welcome back Cristina, nice to meet you Salvatore!
NYDAY4
Mi viene difficile pensare che in Italia non si riesca a capire, che la scusa sia sempre la stessa….” Da loro e’ facile, da loro non ci sono i problemi che ci sono da noi” sembra quasi che chi può prendere decisioni importanti, quelle che possono migliorare la nostra vita, migliorare l’ambiente dove cresciamo, non sia mai andato a farsi un viaggio in giro per il mondo, per prendere spunti, idee. Forse (anzi sicuro) e’ colpa anche dell’italiano, che vede la furbata possibile ovunque. Forse non siamo in grado di migliorarci, di crescere, forse e’ più facile tirare la classica sola al turista giapponese che non capisce se gli chiedi 50 euro al posto dei 5. Ma non può essere che in giro per il mondo vedi treni funzionare, gente cortese, sorridente disposta ad aiutarti e dedicarsi il suo tempo volentieri, attività aperte 24 ore al giorno, strutture pulite e funzionanti, paesi in cui paghi i parcheggi una volta sola all’anno e puoi andare dove vuoi, o paesi dove la macchina non serve neanche. Noi siamo quelli in cui Trenitalia fa il sito per la vendita dei biglietti nascondendo la maggior parte dei regionali o delle tratte a basso costo per vendere i biglietti più cari. Siamo quelli che continuano imperterriti a fare pagare i parcheggi con gli automatici per poter fare poi le multe, siamo quelli che i turisti li spolpano, tra tasse di soggiorno, e prezzi maggiorati per servizi scadenti. Siamo quelli dell’iva, quelli della marca da bollo sul passaporto, siamo quelli dell’alitalia, dei mezzi che paghi caro ma che non sai se è quando passano tra ritardi o scioperi. Per fortuna si può viaggiare, si può capire se questa e’ ancora una dimensione umana, per fortuna si può cambiare.
Anche sotto la pioggia New York ha un fascino unico, con la gente che corre per le strade con sacchetti di plastica modellati in testa, e il classico loro ombrello da 5 dollari in plastica trasparente, con tombini che fumano e i taxy gialli che corrono riflessi nell’acqua. Oggi per tutta la mattina e tutto il pomeriggio non abbiamo fatto un gran che ma ci voleva dopo la giornata di ieri. Oggi era il mio non compleanno e non lo sapevo. Il mio BRO e il mio DAD mi hanno regalato la LUMIX GX1 e anche se non sono mai stato capace di dimostrarlo sono felice come una Pasqua domani hanno messo sole, e sarà il giorno giusto per provarla per bene. Con Teo un bel pranzo thai nel nostro quartiere e poi all’appuntamento a casa con Chico. Ci siamo preparati per la sera, abbiamo sentito, morose e mogli, e dopo un riposino siamo usciti per un hamburger ( dicono il migliore di NY ) allo Shake chacke, dove ti danno un apparecchio che ti evita di fare una attesa in piedi davanti alla cassa, quando è tutto pronto si illumina e vibra e tu vai alla cassa e ritiri. Ci raggiungono li anche Cristina Brolli (figlia del ceramista top di Rimini) e soprattutto anche Salvatore Corso, un bravo fotografo italiano di Saronno trasferitosi per amore a ny. Salvatore scatta foto e ritratti a jazzisti in giro per la grande mela e ci ha accompagnato al Bill Place al concerto Jazz. Il posto dove si suona e’ stato ricavato da Bill a casa sua, dove vive con i suoi strumentisti, e dove ci suona nel seminterrato due volte a settimana. Ingresso 20 dollari e se vuoi bere alcool te lo devi comprare da solo prima. Il jazz…..forse non sarò io quello adatto per giudicarlo, ma alla fine anche se la situazione era molto particolare con Chico stranamente ancora stracarico siamo scappati via sfiniti. Non si può andare ad Harlem nel quartiere nero, senza vedere un club loro, così ci infiliamo allo SHRINE dove (fanculo il ritardo) ha appena suonato MIKA. L’essenza del quartiere la si può respirare in un locale come questo, dove sei uno dei 10 bianchi presenti, che provano ad avere in ritmo nel sangue come loro ma che finiscono solo per sembrare fuori posto. Il DJ passa dal rap di strada al gam gam style con un filo di gas, ma di sicuro nonostante questo, la big mama al tavolo vicino, le facce da gangster le pareti tappezzate con le copertine di vecchi 33 giri, e le luci al Led danno un risultato migliore del vecchio jazzista. Giorno diverso oggi, ma sempre sicuramente da ricordare, la buonanotte ce l’ha data Luis il tassista messicano che ama il Bronx, …..tornare in uno yellow cab, di notte in una grande mela deserta con la musica classica che ti fa da colonna sonora non è male. Grazie Chico, grazie papi, grazie Cri e Salvatore……..mi manchi ciuffetto.
April 11, 2013 – 11:23 pm
Terry non era in studio quindi abbiamo proseguito in direzione Chinatown.
Questo primo blocco di foto è stato prodotto tra le 12.30 e le 19.30.
Adesso mi faccio una doccia intanto che Bro scrive il diario e Dad si riposa.
Poi appuntamento ore 11.00 pm. con Astro per seratona drag queen nella vera lercia bigappol…
La prima sveglia di american dad e’ stata soft per dargli modo di riprendersi dal viaggio, così in piedi alle 10 e cazzeggio preparando il piano di attacco allo studio di Terry Richardson. Per Chico e’ cominciato il rito della vestizione e ho avuto anche l’onore di ripulire il pizzetto FAKE. Fa strano fare la barba ad un’altro, figuriamoci a Terry in persona. Pronti siamo scesi in strada nel nostro quartiere, abbracciati dai graffiti che ti accompagnano per strada tra gli sguardi stupidi delle persone stupite dal casino che riescono a fare solo tre persone. Colazione al nostro baretto di fiducia con Chico entrato nella parte che fa le foto con dei ragazzi belgi suoi ammiratori che non dubitano neanche del suo slang americano-romagnolo, poi diretti allo studio per l’incontro con il MASTER. Purtroppo le luci dello studio spente ci hanno fatto capire che avremmo fatto un tentativo a vuoto, ed è’ cominciato il secondo safari fotografico attraverso Little Italy, Nolita, e per finire a lungo x China town, infilandoci anche in stradine meno battute da turista che finisce sempre con lo stare nelle vie piene di negozi o suggeriti dalle solite guide, perdendosi l’essenza vera di ogni posto al mondo. Proprio una di queste deviazioni ci ha fatto il solito regalo, incrociando il set di una fiction con Tom Sellek che aspettandolo poi abbiamo paparazzato. Il magnum P.I. degli anni 80 adesso ha più l’aria di un 120 ma di kg. Ma l’incontro e’ avvenuto. Il pranzo thai e’stato servito alle 16,30 in vacanza anche gli orari sono sballati come noi, ma ci siamo ammazzati dal ridere, e papi ormai si ammazzava davvero strozzandosi con il vino. Abbiamo rischiato di farci cacciare per schiamazzi anche dai placidi orientali e abbiamo concluso il tour con la parte finale di china town e canal Street, oltre ai Five corners, il posto dove hanno girato gangs of New York. Sfiniti, siamo rientrati a casa per un riposino pre uscita serale. Non sarà stato un giorno pienissimo, ma sicuro stancante, oggi non ha piovuto come doveva, anche il meteo tiene per noi, anche il cielo vuole che il viaggio non abbia contrattempi. Noi non abbiamo paura, ormai sappiamo anche far si che diventino momenti memorabili, il posto aiuta sicuro. Per le
23 con Chico cena a base di felafel ( il primo della mia vita) in un posto carino di quelli in mattoni rossi e sgabelli metallici piantati a terra, il brother era stranamente su di giri, leggermente carico, e ha finito per ballare i clash in mezzo alla stanza. Da li siamo andati all’appuntamento con il nostro alieno ASTRO, al MOTOR CITY BIKE localino che te lo raccomando una Brooklyn lager e via con loro al MARQUEE in taxy, dove la mia sola preoccupazione era scampare alle palpate di ASTRO leggermente ingrifato. Lo so vado via come il pane quando sono in vacanza. Stile della festa girone infernale dantesco,con drag queen di un livello superiore. Alle 2,30 a casa contenti e posso dire sano e salvo a casa. Abbiamo passeggiato tra vie con negozi solo di barbieri, tra ristoranti con le pareti tappezzate di dollari firmati, siamo entrati in un tempio-negozio taoisti per prendere il nostro Buddha sorridente portafortuna, abbiamo conosciuto l’attore italo americano che ha recitato in casino’ per Scorsese, il mitico Vincenzo che nel film fa arrestare tutti. Abbiamo visto la chiesetta di Little Italy che non ha una storia sua alle pareti ma solo statue e icone, e un macchinario per autoprodursi l’acqua benedetta, non avrà la storia, ma di sicuro deve aver visto parecchie sparatorie nel tempo. Tutto e’ business tutto e’ frenetico in una città che ti offre tanto ma ti chiede anche di più, in cui se ti rilassi ti passano avanti almeno in 50, non credo riuscirei a viverci, ma di sicuro ci tornerò. Tutto quanto e’ portato all’eccesso. Lo stile qui conta, conta anche qui apparire, sembrare, interpretare un ruolo. Di sicuro e’ un posto di quelli in cui potresti sederti su una panchina per tutto il giorno e troveresti qualcosa ogni volta da raccontare, il solo problema e’ che le giornate durano poco per vivere al meglio tutto quanto. (Nicola De Luigi aka my bro)
Alla fine devo aspettare di tornare a casa per recuperare lo shooting completo al Marquee,
la versione prova di data rescue mi recupera una foto alla volta…troppo poco per una serata da 400 scatti e passa, ho altro di meglio da fare.
In compenso in una scheda si sono salvati degli scatti che pubblico di seguito, diciamo che non sono i migliori…
Pensa te gli altri cosa devono essere!
Bommalek!
April 10, 2013 – 11:43 pm
Ora che Papi dorme posso cercare di ricostruire la giornata partendo dalla fine…buon viaggio a tutti.
Nice to meet you Francesca, fa buon uso delle mie parole…
Come va? Fatto un buon viaggio?
Bene, allora per essere più preciso ho chiesto al mio bro di poter condividere il suo diario scritto.
Lui l’ha sempre tenuto un diario, ci annotava una serie di cose che io non ho mai visto, era il suo diario.
Piano piano le tessere vanno al loro posto, lo fanno senza sforzo.
Ben arrivato Theo di Italian Dad, anche tu, come Astro, vieni sicuro da un altro pianeta.
Buonanotte e buon riposo a te amore mio, ti ho vista per tutto il giorno.
Amore incondizionato.
Assenza totale di giudizio.
NYDAY2
L’appartamento di Lower East Side e’ di quelli tipici, abbastanza fatiscenti (anche se accoglienti) con quello stile tipico newyorkese stiloso ma ricoperto di quella leggera patina di nero vissuto, quello stile che trovi ormai solo qui. La dormita però è stata rigenerante. Via,si esce in attesa del Teo, quello grande dei Delu, colazione al baretto sotto casa, al TINY’S GIANTS e si parte con la caccia fotografica random per le strade di SOHO,LITTLE ITALY, CHINA TOWN, NOLITA in due ore e mezza fatto almeno 650 scatti.Arrivati sulla Bowery becchiamoTerry RIchardson all’opera nel suo studio con una modella e scatta la paparazzata. Sono tornato a NY dopo 10 anni ma stavolta con gli occhi più preparati, meno turista più pronto a vedere non solo a guardare. Alle 17 senza avere notizie dal terzo De Luigi torniamo a casa e a sorpresa lo vediamo a sedere in mezzo alla strada sulla sua valigia sbuffando. Era li da un’ora ad aspettarci perché i suoi messaggi non partivano e stava sotto il sole ( ma papi se non ricarichi il cellulare i mess non arrivano no). Ora ci siamo, tutti e tre, dopo 45 anni si parte con l’avventura. TIME SQUARE! Con foto trash di altissimo livello di noi con nell’ordine due statue della libertà, hallo kitty, spider man, elmo,minnie……poi in onore del babbo il cielo si è chiuso in 5 min e ha cominciato a piovere tra le luci della piazza più finta e turistica di tutte. Di sicuro gli americani sanno impacchettare alla perfezione le cose che ti vendono, non fanno le cose tanto per farle. Chiusura a cena nel locale dove hanno girato la famosa scena di Harry ti presentò Sally, tra noodle, pastrami e birre, con un secondo monologo da film di chicco e Francesca che ci ha raggiunto li per prendersi la valigia che le abbiamo portato da milano. Per una volta non è colpa della birra ma della rodiola se si è fatto tardi e i toni sono stati accesi ma piacevoli. Nanna, pensando a domani e ai prossimi giorni, alle facce dei newyorkesi, ai graffiti onnipresenti, agli artisti della subway, alle mille luci,e a quell’inconfondibile odore di una città unica al mondo. Per ora due giorni che per sapore e sostanza sembrano almeno 20. Forse perché oggi abbiamo conosciuto il nostro ASTRO che ci ha detto STAY GOLD.
(Nicola De Luigi aka my bro)
Apertura di cuore.
April 9, 2013 – 11:13 pm
Ops…Theo si dimentica il passaporto a casa…TOP!
A domani pataca!
April 8, 2013 – 11:00 pm
Il viaggio è partito in treno, prima tappa Rimini-Milano.
Ma la destinazione è stata Krabi Tailandia, a New York ci pensiamo tutti e tre insieme.
Teo cissi a Malpensa!!!
Buonanotte amore mio, sogni d’oro.
April 7, 2013 – 8:42 pm
April 6, 2013 – 11:40 pm
Orea Tartari numero uno, Papone top swiffy!
April 5, 2013 – 10:28 pm
Giornata teatrata e ballata.
April 4, 2013 – 11:36 pm
New York meno 5.
April 3, 2013 – 10:51 pm
April 2, 2013 – 10:10 pm
Il pollice nascosto della bella chiattona.
April 1, 2013 – 11:14 pm
Nuova strategia di Polpetta per attirare l’attenzione.
March 31, 2013 – 11:22 pm
Pasqua.
March 30, 2013 – 11:21 pm
Il ramoscello d’ulivo ha fatto effetto.
March 29, 2013 – 11:36 pm
Lei troppo forte per me…
March 28, 2013 – 11:09 pm
Alla ricerca di un bar per la pace con vista mare e senza paletti.
March 27, 2013 – 11:11 pm
Vestito color oro e scarpe su erba verde speranza.
March 26, 2013 – 11:16 pm
Cinque still life cinque euro, i muffin sono stati offerti dalla Lu, il pane da Dave.
March 25, 2013 – 11:51 pm
Fioretto per un anno, sei giorni per scovarlo.
March 24, 2013 – 9:19 pm
March 23, 2013 – 11:26 pm
E il Ciriellone dalle mani d’oro vince a Cesena il premio ritratto d’attore con uno scatto del Mastandrea sul set del Gabbriellini.
Notte amore!
March 22, 2013 – 11:28 pm
Buon viaggio stella.
March 21, 2013 – 5:42 pm
Non puzzo più, non impuzzolentisco più, mia moglie mi bacia di più…che conquista!