Ciao Chico,
scusa il ritardo. Mi ci è voluto un po’ per riassestarmi e riprendere il ritmo, senza considerare che fare la post su quella marea di gnocca non mi ha aiutato ad andare a dormire presto la sera 🙂 ma ora ti scrivo prima che la scia di quelle emozioni si dissolva completamente.
Anzitutto voglio ringraziarti perché da te sono stato davvero bene, mi sono sentito accettato e “parte della famiglia” fin da subito e ho conosciuto persone bellissime che spero di rivedere. è difficile raccontare l’atmosfera che avvolge casa tua: la leggerezza, la spontaneità, quelle vibrazioni nell’aria che hanno il profumo della “potenzialità” e del tutto può succedere.
Vivere da te mi ha sicuramente donato nuova linfa, nuova ispirazione e una maggiore consapevolezza. ma è stata anche una settimana in cui ho rimesso in discussione tante “verità” che davo per scontate; un profondo esercizio introspettivo che mi ha portato a ribaltare l’obiettivo e a rivolgerlo verso di me. quello che vedo adesso è ancora molto sfocato, ma credo che la direzione sia quella giusta.
Conoscerti per me ha significato comprendere quanto la Fotografia rappresenti un canale per comunicare con il mondo e allo stesso tempo scoprire che la sua portata non si esaurisce nel raccontare o celebrare i soggetti ma che questo va di pari passo con il raccontare o il celebrare il Fotografo: le sue passioni, i suoi turbamenti. Per te saranno certamente concetti banali ma per me è stata una rivelazione. Stando con te ho riscoperto la Fotografia in quanto arte, in quanto voce dello spirito e devo dire che riesco a “leggere” il blob sotto una nuova luce da quando ho afferrato questo concetto.
In quest’ottica mi è diventato lampante come la “bellezza” (intesa in senso assoluto) non sia esclusivamente quella illuminata da belle luci o incastrata in geometrie armoniose. La vera bellezza è verità. Verità che si svela grazie all’onestà e all’empatia che riesce a trasmettere il fotografo. Anche per questo è importante restare connessi alle proprie passioni e ai propri turbamenti, per poter essere più spontanei e a proprio agio con la macchina, per esercitarsi a riconoscere il vero che sta di qua e quello che sta di là dall’obiettivo.
Qualcuno ha scritto che è il ritorno a dare un senso al viaggio, ecco devo confessarti che la prima notte che sono tornato a bologna ho pianto per 2 ore. non so se fosse uno sfogo nervoso o un pianto liberatorio ma era come se si fosse sbloccato qualcosa, come si fosse aperto un chakra. ero felice e ridevo mentre piangevo. mi sentivo vivo, presente a me stesso e in profonda connessione con la mia indole.
Ti ringrazio per aver reso possibile questo viaggio, per avermi indicato la via dedicandomi tempo ed energie, per avermi scritto con la luce tante belle cose sul blob.
A presto
Simone
©photo: Simone Fauni






























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